Dal libro: "Vaghezza nel soffio vitale" racconto: "Comunista di merda"
Silvia: “Per telefono venni avvisata che mio marito si stava venendo alle mani con un'altra persona nell'androne del piano terreno. Mi recai immediatamente giù sul posto, vidi immediatamente il Resti che, seduto su mio marito, lo colpiva ripetutamente con i pugni sul viso e mio marito non dava più segni di reazione. Il Resti gridava mentre picchiava: “Ti ricordi bastardo quanto godevi nel pestarmi!!! Adesso è il tuo turno! Prendi bastardo!!!!” Io mi lanciai su di lui e riuscii a fargli mollare la presa; in quel frangente sentii i tre colpi, mi voltai e vidi mio marito con la pistola in mano, e il Resti che lentamente si accasciava su se stesso. Capita l'intenzione, afferrai la mano che impugnava la pistola.”
Pubblico ministero: “Vuole dirci che, senza il suo intervento, avrebbe continuato a colpire il Resti?” Silvia: “Lui ha continuato a sparare, se non fosse stato per la mia disperazione avrebbe colpito ancora il Resti!”
“Ooooohhhh...” il pubblico nell'aula...
Silvia: “Svuotato il caricatore, si è lasciato andare perché colpito duramente dal Resti che ormai era in una pozza di sangue. Tentai di dargli soccorso ma subito mi resi conto che era morto, immediatamente feci chiamare l'ambulanza e la Polizia. Ci terrei a fare delle precisazioni su quanto accaduto una volta in Commissariato...”
Pubblico Ministero: “Per ora Signora basta così, se occorre la chiameremo noi in causa!”
Silvia: “Ma io pretendo di essere ascoltata per quanto ho da dire, sono o non sono sotto giuramento?”
Il Giudice: “Signora, si accomodi o mi costringerà all'uso della forza pubblica. La corte si ritira!”
L'aula, rimasta con il fiato sospeso per tutto il tempo, tornò a un mormorio discreto quasi fosse un atto dovuto alla vittima. Sbigottito il colpevole, i suoi difensori non credono a ciò che hanno assistito; tutto faceva credere che Silvia avrebbe deposto come da consiglio del Commissario. Lui lo aveva percepito, umiliato e affranto non cercava il viso di Silvia, a testa china e sguardo nel vuoto aspettava la sentenza che sapeva sarebbe stata inesorabile; in questo caso i suoi pugni e la sua violenza non sarebbero serviti. Omicidio con aggravanti, soppressione di persona in condizioni di inferiorità fisica, uso improprio dell'arma in dotazione, chiederanno l'ergastolo a vita senza possibilità di appello!
Questo è proprio quanto l'accusa formula dopo siffatta attenta analisi. La giustizia resa a Sergio Resti viene accolta senza enfasi dalla sua famiglia distrutta dal dolore, nessuna condanna potrà mai risarcire una vita perduta per la troppa violenza.
Il marito: “Puttana...!!!”
Silvia, indifferente ma ancora indignata per il chiaro raggiro effettuato per farla mentire, si appresta ad abbandonare l'aula onde evitare di vedere il marito in manette.
Arrivata la notizia all'esterno, una miriade di compagni controllati a vista da Polizia e Digos intona immediatamente un canto di rivalsa e liberatorio...
“Giustizia non è fatta/il Compagno Sergio/non batte in ritirata/la Rivoluzione/gli batte dentro il cuore/il suo ricordo/con noi non muore. /Al potere
costituito/noi ci ribelliamo/con Sergio e bandiera rossa/noi vinciamo! /Sergio è tra noi/non ci lascerà/e la giustizia proletaria/trionferà!!!”
Elena, sommessamente, tra le braccia di compagni e parenti, alza il pugno in alto al cielo (si ode un boato e subito uno scroscio di applausi) e si avvia a capo chino verso la vettura che la riporterà a casa dove, oltre ai figli, ad aspettarla c’è un immenso vuoto da colmare.

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