Dal libro: "Vaghezza nel soffio vitale" racconto: "Il geco"
Il suo “gracchiare” e la sua forma da essere preistorico
parevano prendersi gioco di me e del mio silenzio, con
movimenti ad intervalli e varietà di richiami.
L'avevo visto, la sua forma mi sprofondava in certe
fantasie in preda al terrore.
Grinzoso, squamoso come un coccodrillo in miniatura.
Pur sapendo del fatto positivo che i gechi
si cibano di insetti e larve dannose per l'uomo, non riuscivo
ad impietosirmi, lo consideravo un nemico, troppo il
turbamento provocato. Il camino non utilizzato era la sua
dimora, da lì aveva preso il colore nero della fuliggine,
difficile da scovare, troppi appiccagnoli.
Non avendo idea di come agire, ascoltavo stizzito in attesa.
Le soluzioni erano due: cercare di farlo uscire di casa o
la sua morte.
La sua morte mi pareva la giusta rivalsa per il
profondo disturbo che mi procurava.
Lo immaginavo contorcersi sotto qualche arma che mi
sarei inventato da lì a poco.
Ero arrivato a tanto ribrezzo, senza considerare che era
un essere vivente mansueto ed innocuo ma temevo
che, lasciandolo in vita, sarebbe rientrato in casa, che
dopo anni di abbandono ormai considerava sua, e ci viveva tranquillo.
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