DAL LIBRO "SU DIMONIU DI UTA"
La vita gli sorrideva
nonostante tutto e lui altrettanto.
Ricordi
amari che lasciarono traccia meno gioiosa.
Il cibo scarso in quegli
anni, portava lui e tanti altri a compiere delle azioni pericolose.
Grave...! Il pericolo era rappresentato proprio dagli “alleati.”
Poco distante da una base
aerea, un angolo periferico del paese era stato destinato alla
raccolta dei loro rifiuti.
Ubriachi
fradici, i militari si divertivano a farci del male, pestarci le mani
con gli scarponi, barattoli in testa, una ragazzina per sua sfortuna,
prese un forte colpo di bidone che la tramortì.
Ci volle del tempo prima che
si riprendesse, gli avevano spaccato la testa gli “alleati!”
Il
massimo del godimento era scaricarci addosso la spazzatura, e vederci
sventurati accalcati a raccogliere il più possibile.
Ci trovavamo di tutto, pezzi
di carne, patate, anche la buccia, non si scartava niente. Per i più
grandi e accorti, armi in disuso, con qualcosa di rotto o malandato,
ma recuperabili.
Ostentavano
ognuno una bottiglia di vino a loro molto gradito, e quando
incrociavano gruppi di persone adulte, lo rovesciavano in strada in
segno di sprezzo! Mario... questo gli “alleati” che oggi la
storia pretende siano stati loro a porre fine alla guerra,
dimenticando l'apporto decisivo e le gloriose battaglie dei
partigiani.»
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