lunedì 19 novembre 2018


 

DAL LIBRO "SU DIMONIU DI UTA"

La vita gli sorrideva nonostante tutto e lui altrettanto.
Ricordi amari che lasciarono traccia meno gioiosa.
Il cibo scarso in quegli anni, portava lui e tanti altri a compiere delle azioni pericolose. Grave...! Il pericolo era rappresentato proprio dagli “alleati.” Poco distante da una base aerea, un angolo periferico del paese era stato destinato alla raccolta dei loro rifiuti.

Tore: «Avresti dovuto vedere Mario, sembravamo cani da caccia, sentivamo da lontano il rombo del motore del camion militare e come rallentava all'ingresso del paese, ci lanciavamo sulle sponde per riuscire a portar via qualunque cosa, dai resti di cibo a oggetti. Tutto quello che per loro veniva considerato rifiuto, per noi era sopravvivenza...!
Ubriachi fradici, i militari si divertivano a farci del male, pestarci le mani con gli scarponi, barattoli in testa, una ragazzina per sua sfortuna, prese un forte colpo di bidone che la tramortì.
Ci volle del tempo prima che si riprendesse, gli avevano spaccato la testa gli “alleati!”
Il massimo del godimento era scaricarci addosso la spazzatura, e vederci sventurati accalcati a raccogliere il più possibile.
Ci trovavamo di tutto, pezzi di carne, patate, anche la buccia, non si scartava niente. Per i più grandi e accorti, armi in disuso, con qualcosa di rotto o malandato, ma recuperabili.
Ostentavano ognuno una bottiglia di vino a loro molto gradito, e quando incrociavano gruppi di persone adulte, lo rovesciavano in strada in segno di sprezzo! Mario... questo gli “alleati” che oggi la storia pretende siano stati loro a porre fine alla guerra, dimenticando l'apporto decisivo e le gloriose battaglie dei partigiani.»

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