“Caro Ivano te lo dico come ad un figlio”, è il Colonnello E.I., addetto del Consolato Italiano a Stoccarda, che parla: “Fino a che non compirai quarantadue anni non potrai rientrare in Italia, ti arresterebbero e sconteresti l'anno della leva in una prigione militare a prescindere che ti sia fatto nel frattempo una famiglia. Queste sono le leggi italiane per chi sfugge alla leva in Paesi stranieri. Accetta un consiglio di cuore: rientra, fai quest'anno di leva e poi torni. Il lavoro per legge sono obbligati a tenertelo e la leva non è più come una volta, oggi è tutto cambiato rispetto alla rigidità di altri tempi. Dammi retta, pensaci, e sappi che io sono qui a disposizione per qualsiasi consiglio, rifletti mi raccomando."
Quelle parole sono come macigni, ma tutto è reso più leggero dal tono tranquillo che colpisce Ivano, poco avvezzo a gesti affettuosi.
Un mese per rifletterci, lasciare solo Maurizio è tradire i patti concordati prima della partenza. Un cruccio..le telefonate a Maria inaspriscono il desiderio di rivederla.
Il lavoro troppo pesante per il suo fisico esile e le prime avvisaglie che qualcosa nella sua struttura ossea non va si fanno sentire, tanto da non dormire la notte.
Il prezzo da pagare è troppo alto a fronte delle ripercussioni che avrebbe restando.
Come spiegarlo a Maurizio?
Un dolore per entrambi quando, messo al corrente, ferito l'animo tradito dal suo migliore amico, Maurizio colpisce Ivano nella dignità con parole forti.
Chiaro, si sente perso senza di lui, ma ciò nonostante non ha dubbi, lui resta! L'idea della fuga per lui è ripugnante, come una sconfitta.
Da giorni non gli rivolge la parola, il necessario, per il resto indifferenza.
Un momento terribile dividere le cose in comune.
Uno tradito, l'altro un vile che sacrifica un'amicizia come poche.
Non risponde al saluto, Ivano chiude la porta alle sue spalle e si avvia alla stazione.
Il ritmico rumore del treno pone il sigillo alla fine della ennesima avventura, aprendo la porta alla successiva
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