Dal libro: "Vaghezza nel soffio vitale" racconto: "Sa serbidora"
Dal libro: "Vaghezza nel soffio vitale" racconto: "Sa serbidora"
La nostra più grande preoccupazione”,
continua con tono debole “È che venga trattata con
premura per l’età che ha.”
Donna Gianna: “Signora Salis, questa è l’ultima cosa di
cui dovrà preoccuparsi, siamo due sorelle signorine e
oltre a un aiuto in casa desideriamo anche un po' di
compagnia, abitiamo in via Mannu, la casa è grande e
in certi momenti la sentiamo vuota, mancante di altre
presenze che ci diano un po' di distrazione.”
Luisa: “Lella! Lella!!”
“Sì, mamma!” Lella, sentita tutta la conversazione dalla
cucina, quindi già dubbiosa, viene fuori timidamente.
“Il suo vero nome è Antonella ma noi la chiamiamo
Lella. Lella, su vieni qua... presentati alla signora.”
“Piacere, Antonella.” Lella dai grandi occhi neri, viso
tondo e due trecce di capelli corvini lunghi con due
fiocchi in punta.
Donna Gianna resta ammirata e non trattiene i
complimenti: “Sai che sei proprio come ti hanno
descritta? Una bella signorinella!” Lella non bada ai
complimenti ma arrossisce. “E dimmi, ti piacerebbe
abitare a Cagliari?”
Senza aspettare risposta, quasi fosse scontato, Lella
guarda la madre aspettando un segno. “Avresti un
giorno libero al mese, e fin quando non sarai in grado
di prendere la corriera verremo noi a portarti e a
riprenderti. Per un primo periodo”, rivolta a Luisa,
“dovrà accontentarsi di una piccola paghetta che
aumenterà con il passare del tempo e per come
apprenderà nei servizi.”
Il silenzio per un attimo fa da testimone alla proposta.
Il trattamento economico è ridotto in base all’età, è
consuetudine.
Luisa: “Ora sarà necessario sentire cosa ne pensa il
padre, arriverà a momenti dalla campagna.”
L’ospitalità, nell’attesa, Donna
Gianna, gradisce con piacere del rosolio fatto in
casa.
Lella, seduta in un angolo, timorosa da come procede
in fretta la trattativa, immagina nella sua mente
infantile l’abbandono del paesello, delle amichette e
delle modeste usanze, prefigurandosi la grande casa e
la convivenza con due sconosciute.
Le era capitato una volta di andare a Cagliari, ne fu
colpita, tutto le era apparso molto maestoso.
Aveva provato quasi timore, ma la mano dei genitori
l'aveva rassicurata.
Al rientro il cielo aperto e le piccole cose l'avevano
ricondotta alla realtà, del paese, che le era apparso più
piccolo del solito.
Il viaggio l'aveva tanto galvanizzata che nel racconto
della visita a Cagliari fatto alle amiche aveva infilato
delle piccole bugie per aumentare la loro curiosità e
sentirsi importante per essere stata in città.
Il padre Luigi finalmente giunge a casa: “Buongiorno!”
“Buongiorno.”
Luisa: “Mio marito Luigi, Donna Gianna.”
“Donna Gianna: piacere di fare la sua conoscenza.”
“Piacere mio.”
Appeso il fucile alla parete e ammirato anche lui da
tanta grazia, si sente un attimo frastornato; poi, senza
troppe premesse, gli viene spiegato tutto in modo
dettagliato, e solo grazie ad un bicchierino di mirto
trattiene a stento le lacrime guardando Lella. Luigi è un
padre molto affettuoso (i due figli più piccoli gli
corrono in grembo), uomo che non si perde d’animo,
dal carattere molto chiuso, è di poche parole a causa
della balbuzie.
Con il suo buon occhio nel mirino la selvaggina non
manca e la vendita aiuta l’economia familiare, ma il suo
lavoro principale è il vaccaro al soldo del signor Conte,
ricco proprietario del paese.
Esposto il fatto, non ci vuole nessun tipo di
persuasione per Luigi, lo capisce bene dallo sguardo di
Luisa e l’approvazione è di entrambi.
Uno sguardo va verso Lella, uno sguardo rassicurante
che lei percepisce.
Non si perdono in chiacchiere sterili. Luisa,
nascondendo il senso di prostrazione, prepara la
valigetta con le poche cose che Lella possiede e in un
attimo è pronta.
Donna Gianna si rivolge a Lella: “Sei contenta di
questa decisione?” Lella fa cenno di assenso col capo
ma di fatto è molto confusa per come le cose si siano
svolte troppo in fretta.
A quella età, in alcuni casi si veniva già trattati da
adulti. Comprende che è giunta l’ora di essere d’aiuto
alla famiglia e pare accettare il tutto proprio come
un’adulta.
Luisa: “Lella, ora preparati.” Agitata, la mamma in
cuor suo ringrazia la provvidenza di questo fortunato
avvenimento e rivolta a Lella: “Fai il tuo dovere,
rispondi sempre sì signora’ in ogni caso. Mamma ti ha
insegnato delle cose, non devi aver timore, lì sarà tutto
più semplice e facile, poi Donna Gianna a me ha dato
una bella impressione, non è vero?”
“Sì mamma!”
“Fatti voler bene e se ti riprendono non fare la
musona, come fai con me, promesso?”
“Sì mamma!”
Il tempo di salutare le amichette, i genitori e i fratellini,
gli ultimi saluti dalla Balilla che si allontana sullo
sterrato. A lungo trattiene le lacrime, fuori dal paese
Donna Gianna affettuosamente la rassicura.
Veramente una grande donna, lo dimostra con il
passare del tempo, con l’affetto per Lella che in breve
si adegua alla casa, alla città e ai suoi doveri.
Ormai è di casa e non una “Serbidora” (serva, com’è
d’uso chiamare chi presta servizio nelle famiglie nobili
e borghesi della città).
L’affetto delle due sorelle per lei non permette che
venga chiamata in quel modo. Conosciuta per tutta la
via Mannu, per via della sua bellezza e del suo
comportamento serio e aggraziato, adora fare la spesa
la mattina per provare il piacere del profumo della
torrefazione del caffè che impregna l’aria. (segue)
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