Dal libro "Vaghezza nel soffio vitale" racconto: "Tuttavia"

Sarà sempre così? Impossibile! La morte come fusione
o liberazione. I miei eroi sì...!
Inconcepibile e ingiusto non onorare.
Nelle due Americhe o a Dos rios.
Nella steppa o nell'isola di Sackalin. In Siberia.
Deputato, il carcere di Turi.
Dal carcere messicano alla Sierra Maestra.
Un comune destino, in difesa e costruzione di una
società libera, travolti da fredde correnti di morte, per
essere dimessi nella sempre fertile madre terra.
Sovrasta l'eco di pace giustizia e libertà, la mia ombra
si riduce nel raccogliermi al pensiero. I decorsi non
reggono il confronto, eppure... come sacca di cuoio
che attinge acqua nel deserto, come belva ferita, che
cerca riparo, mi appare il filo, che raccoglie il groviglio
della mia inquietudine. Linfa caritatevole, l'eco
diventerà regola nel tempo, che preserverà il mio
spirito dal perpetuo turbinio mentale. La realtà
intorno, addomesticata da questo impulso, mi terrà
compagnia e lenirà ogni momento di sconforto. Il loro
valore ed il prezzo pagato non resteranno parole sui
libri, già mi appaiono illuminati di luce nuova. Le
quattro mura si dilatano, per divenire la mia nuova
dimensione il braccio, la mano, distendono la mente su
pezzi di carta, su cui ripongo le mie riflessioni.
Faccio mio ciò che non è mio, scruto a fondo per
dichiarare la mia consapevolezza.
Io, povero mortale, cosa potrei, se non seguire al
meglio i miei eroi, che le tenebre trasformano in
cavalieri su leggiadri cavalli, si offrono senza invocare
vendetta. Stendono le mani, ed io li seguo, nelle
infinite battaglie, che non conoscono tempo o
mutamenti, sempre avanti fino alla morte.
Gli occhi si schiudono alla tenue luce del mattino che
Sarà sempre così? Impossibile! La morte come fusione
o liberazione. I miei eroi sì...!
Inconcepibile e ingiusto non onorare.
Nelle due Americhe o a Dos rios.
Nella steppa o nell'isola di Sackalin. In Siberia.
Deputato, il carcere di Turi.
Dal carcere messicano alla Sierra Maestra.
Un comune destino, in difesa e costruzione di una
società libera, travolti da fredde correnti di morte, per
essere dimessi nella sempre fertile madre terra.
Sovrasta l'eco di pace giustizia e libertà, la mia ombra
si riduce nel raccogliermi al pensiero. I decorsi non
reggono il confronto, eppure... come sacca di cuoio
che attinge acqua nel deserto, come belva ferita, che
cerca riparo, mi appare il filo, che raccoglie il groviglio
della mia inquietudine. Linfa caritatevole, l'eco
diventerà regola nel tempo, che preserverà il mio
spirito dal perpetuo turbinio mentale. La realtà
intorno, addomesticata da questo impulso, mi terrà
compagnia e lenirà ogni momento di sconforto. Il loro
valore ed il prezzo pagato non resteranno parole sui
libri, già mi appaiono illuminati di luce nuova. Le
quattro mura si dilatano, per divenire la mia nuova
dimensione il braccio, la mano, distendono la mente su
pezzi di carta, su cui ripongo le mie riflessioni.
Faccio mio ciò che non è mio, scruto a fondo per
dichiarare la mia consapevolezza.
Io, povero mortale, cosa potrei, se non seguire al
meglio i miei eroi, che le tenebre trasformano in
cavalieri su leggiadri cavalli, si offrono senza invocare
vendetta. Stendono le mani, ed io li seguo, nelle
infinite battaglie, che non conoscono tempo o
mutamenti, sempre avanti fino alla morte.
Gli occhi si schiudono alla tenue luce del mattino che
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